Alla ricerca della pro-attività

E’ lunedì. Un lunedì dopo una settimana intensa e un fine settimana tutto lavorativo. La mia CP (capacità produttiva) è in riserva. Sapevo che così sarebbe stato e ho pianificato un lunedì senza impegni fissi, tranne uno nel secondo pomeriggio. Ciò nonostante l’agenda intercetta il mio sguardo e cattura la mia attenzione dal primo caffè (il mio sé normativo parte all’attacco). La settimana intensa precedente e il fine settimana in overbooking hanno incrementato la lista delle attività e le urgenze di pianificazione: attività classiche da lunedì mattina. Non importa. Mi sono impegnata con me stessa per riservare alle attività che mi rigenerano buona parte della giornata (attività da secondo quadrante, importanti, pianificare almeno settimanalmente). Come mantengo i miei impegni con gli altri, così ho imparato a farlo con me e per me. Del resto, è la base per capire come funziona e come gestire un conto corrente emozionale in attivo.

Guardo la lista delle urgenze e le valuto: quali davvero sono urgenti? (comincia pensando alla fine, dai priorità alle priorità). Di tutto l’elenco, ne identifico tre: quelle da fare subito. Sono le 7,30. Accendo il computer e le disbrigo, alle 9 ho concluso.

Intanto il cielo si è coperto: bene così, perché ho bisogno di una lunga passeggiata in mezzo ai boschi e preferisco un’aria più fresca, l’universo sinergizza con me (il regno risponde al/alla Sovrano/a).

Il valore della glicemia stamane era sotto i 100 a digiuno, per cui decido di ascoltare la mia parte più infantile (lasciamo spazio all’Innocente anche da adulti) e passare al mio bar preferito per gustarmi una brioche calda. Poi farò una lunga passeggiata e gli effetti dello zucchero nel sangue saranno presto stemperati dall’attività fisica. Inoltre, un po’ di zucchero mi darà più energia: i miei due emisferi, destro e sinistro, convengono che si tratta di una soluzione vinci-vinci. Mi preparo, esco, entro nel bar. E’ un posto che mi piace, non solo per quello che vendono, per la qualità dei prodotti, ma anche per la cura, la gentilezza: è in risonanza con i requisiti che definiscono per me un luogo dove ci si nutre.

Al terzo piccolo boccone della brioche, il mio cuore attacca ad accelerare. L’amigdala parte e percepisco forte e chiaro il segnale di smettere di mangiare. Fra pochissimi istanti il braccio scenderà verso il bancone, cercherò in qualche modo di prendere un tovagliolo, sperando che non mi veda la signora, per appallottolare ben oltre della metà di una cosa che mi piace e buttarla via. Nel mentre, mi sarò rattristita e mi starò mentalmente dando della stupida. Probabilmente, più tardi mi verrà fame, magari proprio in mezzo al sentiero dove desidero andare, di certo aumentando il mio disagio e la tristezza, costringendomi ad un rientro anticipato forse (il Distruttore potrebbe dilagare). Respiro e faccio spazio. Dilato lo spazio dei circuiti essenziali per la regolazione delle emozioni che collegano l’amigdala alla corteccia prefrontale. E in quello spazio ascolto le mie emozioni. Frustrazione e angoscia le prime. Sono composte, cosa c’è sotto? Rabbia, per un corpo che mi tradisce, e paura –tanta paura- di stare male, di ammalarmi … io che sono sola, che non ho nessuno che possa badare a me. Nello spazio tempo dilatato, il braccio resta piegato sul bancone, con la brioche in mano, delicatamente, vicino alle mie labbra. L’emisfero destro si mette in movimento e lancia alla corteccia prefrontale l’immagine rassicurante della visita cardiologica, poi, in sequenza rapida, volti e parole delle mie amiche – non sono sola. E l’emisfero sinistro fa una rapida lista di tutte le variabili a mio favore. Apro le labbra, addento un altro boccone. Il cuore resta tranquillo. La signora da dietro il bancone, mi sorride: un sorriso largo, buono, contagioso. Le rispondo e, dato che intanto stavo masticando, un pezzetto di brioche casca dentro il caffè e mi inzacchero. A lei scappa da ridere e rido anch’io. Così tutto passa, finisco la brioche in completa letizia, grazie al pronto intervento dell’intelligenza emotiva e all’incommensurabile valore di sorriso e riso per innescare un sequestro emozionale positivo.

Raggiunto in auto il mio luogo preferito, imbocco uno dei tanti sentieri che conosco. Ho una direzione, sì, ma non mi occorre pianificare nel dettaglio quanti km percorrerò: lascio che siano le gambe a deciderlo, mano a mano, passo passo, mi posso fidare. Se no, anche il tempo per sé diventa tempo di controllo. Adotto in pieno la terza fra le regoli generali dei lupi per la vita identificate dalla Pinkola Estés – vagabondare. Mentre mi inoltro, mi accompagna il ticchettio leggero delle racchettine da nordic walker e soprattutto i suoni della natura. Accordo le orecchie e gli occhi. I pensieri non ci sono più. Le gambe mi portano ben oltre quanto avrei pensato e così scopro un torrente di cui non m’ero mai accorta e una panchina piccola. Abbandonare il controllo, lasciare le vie note, regala meraviglia. E la meraviglia porta gioia e gratitudine. Le emozioni e i sentimenti positivi aumentano la capacità di influenza e di immaginazione. La panchina piccola mi fa pensare ai Puffi e di lì a un cucciolo d’uomo di cinque anni e mezzo che mi sta insegnando che non è necessario essere madre per imparare ad amare i piccoli, e per il quale ho riscoperto il senso di progettare per la scuola. Senza ideale, non c’è passione.

Sulla via del rientro, mi accorgo che la mia coachee del pomeriggio mi chiede di fare la nostra sessione via skype invece che in presenza: l’urgenza numero quattro –sistemare lo studio- si dissolve da sé. Spesso accade, basta dare tempo che l’energia quantistica faccia il suo corso. L’Universo ci risponde; Non dobbiamo pensare a tutto noi.

Mentre sono agli ultimi passi e ringrazio micro e macro cosmi, avverto la mia CP tornata potente: infatti, ho voglia di condividere, di scrivere. Le esperienze condivise servono, agli altri ed anche a sé per creare sinergia e affilare la lama (non smettere mai …).

 

… e se volete leggere con una musica adatta… magari rilassandovi al termine della giornata, vi consiglio l’abbinamento con una delle tante bellissime musiche composte da un artista notevole e caro amico, Andrea Guerra.

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